Bali, la magia e il lato oscuro

Sono stata a Bali otto volte tra il 2009 e il 2013, nell’ambito di altrettanti viaggi in Indonesia,  ma non ne avevo mai scritto, a parte la semplice cronaca nei diari di viaggio, nonostante le ripetute pressioni degli amici Andrea e Cabiria.
Mi sto rendendo conto che meglio si conosce un luogo, più diventa difficile scriverne. Perché passata la prima impressione, e anche la seconda, che sono quelle che più ci ispirano al racconto, dopo diventa tutto un po’ scontato, e oltretutto alla lunga escono fuori anche gli aspetti meno poetici e romantici di un posto, e una certa osservazione critica prende il sopravvento.
Ma voglio comunque provare a raccontarvi un po’ Bali, sia nelle mie impressioni e sensazioni, sia con qualche informazione pratica per chi volesse visitarla.

Bali non è un paradiso.
Se ci arrivate la prima volta via aereo, e incappate nel traffico della superstrada verso Nusa Dua o Kuta -niente da invidiare al Raccordo Anulare nell’ora di punta- vi verrà voglia di scappare immediatamente.
Per me non è stato così, ci arrivai via nave da Java:
“La traversata dura circa un’ora; all’arrivo risaliamo sul pullman, viaggiamo su una strada costiera che attraversa piccoli villaggi, è il primo impatto con la famosa Bali ed è subito positivo, le strade tutte decorate, ai lati alberi fioriti di frangipane, risaie che si aprono alla vista e sull’altro lato ogni tanto appare il mare. Ad un certo punto foriamo una ruota, passano circa tre quarti d’ora prima che venga riparata e gli indonesiani che sono sul pullman scendono tutti e si accovacciano al modo tipico loro per guardare la riparazione, con estrema calma senza prendersela più di tanto…qui il tempo ha un altro valore”

indo (123)_1Negli ultimi anni hanno dato innumerevoli permessi di costruzione, e così nella parte sud di Bali stanno fiorendo nuovi alberghi in ogni angolo. Il cemento sta ricoprendo ogni minimo spazio disponibile. La sensazione che si prova girando per le zone più turistiche (Kuta, Legian, Seminyak, ma anche i dintorni più prossimi) è quella di soffocamento. Il traffico in certi momenti è assolutamente impazzito. Il relativo benessere raggiunto dai Balinesi ha fatto si che appena hanno qualche soldo disponibile acquistano macchine, per loro è uno status symbol, ma se continuano così arriverà il giorno che ci sarà l’ingorgo definitivo.
Certo, l’isola è grande, e io sto parlando della zona sud, ma in pochi anni l’ho vista cambiare ogni volta che ci sono tornata.
Ciò nonostante ho avuto la fortuna di riuscire a cogliere dalle prime volte quella che io chiamo “la magia dell’isola”, che non so spiegare bene cos’è ma chi ci è stato e l’ha colta capirà di cosa parlo. Un misto di sensazioni, gli odori, i fiori, la musica tipica, i balinesi negli abiti per le feste…
Il fatto, appunto, che l’isola sia grande, da la possibilità di girare al di fuori delle zone più battute e di trovare villaggetti di campagna dove la vita ancora scorre a ritmi sostenibili e dove ci si può ancora sentire ospiti, visitatori.
La zona turistica, invece, è un delirio di traffico, auto, motorini, migliaia di taxi, cemento, negozi, occidentali ovunque. Però ha anche i suoi lati positivi: ristoranti di ogni tipo di cucina mondiale, anche di alto livello; alberghi per ogni desiderio e per ogni tasca, servizi di buon livello, negozi con cose molto carine e economiche, fisioterapisti europei, muratori e artigiani australiani, un immenso supermercato Carrefour, locali e discoteche di fama mondiale, alcuni davvero suggestivi.
Soprattutto se arrivate da un viaggio in altre zone dell’Indonesia, magari quelle più remote, non vi dispiacerà trovare una certa dose di comodità e anche di sana confusione.
Io ho quasi sempre fatto base a Seminyak, ciò che mi ha consentito di spaziare tra le varie spiagge del sud, dalla penisola di Bukit a Nusa Dua, oppure proseguendo la strada verso nord, quelle di Canggu e Tugu. Da lì si arriva anche comodamente a Tanah Lot, uno dei templi più famosi e visitati (soprattutto all’ora del tramonto), costruito sulle scogliere.
E’ un ottimo compromesso tra spiagge, ristoranti, alberghetti carini e vita notturna senza la calca demenziale di Kuta.
Bukit: è la penisola sud, dove si trovano alcune delle spiagge più belle; scendendo da Kuta si trova Jimbaran, bella spiaggia ma mare molto sporco, famosa per i ristoranti di pesce sulla spiaggia. Io ci andai di pomeriggio e mangiai a prezzo giusto, la sera potreste beccare delle bastonate colossali. Balangan: una delle mie preferite, destinata soprattutto al surf; Dreamland, ci si può fare il bagno ma è molto costruita tutto intorno; Padang Padang, una delle più famose, dove è possibile sia fare tranquillamente il bagno e snorkeling, sia surfare quando c’è il mare giusto (frequentata anche da professionisti di livello mondiale). E poi Uluwatu, dove si trovano le scogliere altissime con l’omonimo tempio; la spiaggia è praticamente solo adatta per il surf.
Girando intorno alla penisola si trovano altre spiagge spettacolari soprattutto per il panorama dall’alto; per arrivarci in genere bisogna ridiscendere (e poi risalire) lunghissime scalinate, per esempio Karma (dal nome dell’hotel che si trova lì), Nyang Nyang e Greenbowl, quest’ultima anche tra le mie preferite.
E poi c’è Nusa Dua, la località con i resort di lusso e una spiaggia, Pantai Geger, molto bella ma alle cui spalle hanno costruito un centro residenziale immenso, milioni di metri cubi di cemento…
Ubud e il centro: Ubud è il cosiddetto centro culturale dell’isola, località frequentata da personaggi artistoidi, new age e via dicendo, oltre che da quelli a cui del mare non importa nulla. La cittadina è carina ma a mio parere nel suo genere turisticissima, ha dei bei negozi di artigianato locale ma con prezzi più alti della media dell’isola. A Ubud si può vedere la Monkey forest, uno spaccato di jungla pieno di scimmie, e le risaie nei dintorni. E’ un’ottima base di partenza per visitare il nord e il nordest dell’isola: il vulcano Batur con il suo lago, il tempio Tirta Empul (quello delle fontane con l’acqua sacra), il vulcano Agung alle cui pendici si trova il più importante dei templi balinesi, il Pura Besakih (dove io però non sono mai stata, così come sulla costa est).
Anche a Ubud si trovano ristoranti di ottima qualità.
Parco nazionale Bali Ovest e isola di Menjangan: situata all’estremo nord-ovest dell’isola, Menjangan è un’isoletta dove si possono fare snorkeling e immersioni con una bellissima barriera corallina. E’ possibile pernottare sulla “terraferma” a Pemuteran e da lì organizzare l’escursione al centro visite del parco. Tutta la zona è parco nazionale, e c’è un’interessante zona di palude e mangrovie con panorama sui vulcani di Java. Noi ci siamo arrivati affittando una macchina, in motorino dalla zona sud diventa un viaggio un po’ troppo lungo.
Padangbai sulla costa est, è il punto di partenza dei traghetti per Lombok e delle barche veloci per le isole Gili. Ma nei dintorni ci sono un po’ di spiagge carine con ottime possibilità di fare snorkeling, inoltre è molto meno turistica di altre zone e vi si trovano guesthouse spartane e ristoranti molto buoni.
Se vi stufate dell’isola potete sempre cambiare mare e andare a Nusa Lembongan, che offre numerose possibilità di snorkeling e immersioni, o alla bellissima Lombok e alle più famose Gili.
Ci sono molte altre cose da vedere e fare a Bali ma io ho menzionato solo i luoghi visti di persona.

Se sapete guidare il motorino, la cosa migliore per visitare l’isola è noleggiarne uno. Più lungo è il noleggio, meno costerà al giorno. Io raccomando sempre caldamente di fare la patente internazionale. Se vi fermano e non l’avete vi multano, ma è obbligatoria in realtà e se non l’avete in caso di incidente avrete comunque il torto.
Da non perdere -a parte Bali in sé per sé 🙂 – a mio parere sono i massaggi balinesi, trovate un buon centro e abbandonatevi per un’oretta al relax totale.
Un giusto periodo di permanenza, a mio avviso, è una decina di giorni.

THE DARK SIDE
ebbene si, c’è un lato oscuro.
Che non è quello dei numerosi giovanissimi australiani che può capitare di vedere barcollanti ubriachi e sballati fuori dai locali la sera.
A Bali vivono più o meno stabilmente molti occidentali, principalmente europei, australiani e brasiliani. La maggior parte ha attività oneste quali ristoranti o negozi o nel campo immobiliare. Ma più volte mi è capitato di vedere personaggi che davano proprio l’impressione, come si dice a Roma, di “fare gli impicci”, oppure pregiudicati, scappati e latitanti vari. Impressione confermata quando una delle ultime volte mi capitò di vedere un tizio del mio quartiere, praticamente scomparso da anni, di cui si diceva avesse collaborato con la giustizia e fosse poi scappato o nascosto. Beh, era lì e dava proprio l’impressione del boss accompagnato dal commercialista (tipicamente bassetto panzottello e calvo) che gli dava consigli su possibili investimenti.
A Bali c’è un enorme traffico di droga, cocaina in particolare. E probabilmente anche un grande giro di riciclaggio. Io non lo sapevo, l’ho scoperto leggendo un libro molto interessante, Snowing in Bali di Kathryn Bonella (in inglese). Mentre apparentemente le leggi indonesiane contro il possesso e traffico di droga sono rigidissime (si rischia la pena di morte) in realtà c’è una tale corruzione a tutti i livelli nel sistema giudiziario e nelle forze dell’ordine, che in pratica ogni trafficante straniero arrestato diventa una fonte di reddito enorme per tutta una gerarchia di personaggi a cominciare dai secondini nelle carceri.

Detto questo, io sono comunque rimasta molto legata all’isola, che nonostante tutto riesce a mantenere una sua base culturale peculiare, essendo un’isola induista in un paese musulmano; la gente è tranquilla e molto tollerante, ma rispettate sempre i loro costumi.
Chiudo con l’immagine di uno dei meravigliosi tramonti di Seminyak…

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12 pensieri su “Bali, la magia e il lato oscuro

  1. Ciao Alessandra, io tornerò a Bali quest’anno.Sono stata la prima volta nel 2003 ed è stato amore a prima vista. Ho dei ricordi bellissimi, è stato il mio primo vero viaggio, ero giovane e inesperta, e la magia che si respira su quest’isola (perchè Bali è maginca!!) mi ha completamente catturata, e questo incantesimo ha resistito nel tempo, ancora oggi infatti, a distanza di quasi 12 anni, quando ne parlo ho gli occhi a cuoricino! 🙂
    Nonostante tutto, ho una grandissima paura di non riconoscere la “mia” Bali!
    Quando ho letto (in rete in qualche post) la parola “chic” affiancata a “Seminyak” ho capito che forse è meglio prepararsi allo shock che subirò il prossimo agosto!! 😀
    Detto questo, terrò i tuoi consigli bene a mente, e credo proprio che noi due torneremo a parlare di Bali e non solo, visto che avrò 3 settimane a disposizione!

  2. Ora ho capito dov’era finito il blog 😛
    Alessandra, apprezzo molto la tua schiettezza e il bisogno di raccontare agli altri il positivo e il negativo di una destinazione. Magari paga meno in termini di condivisione e like, pare che oggi vada di moda l’entusiasmo a oltranza per tutto, eppure sono convinta che chi viaggia da sempre in autonomia sia mooooolto più utile agli altri viaggiatori se è capace di dire onestamente la sua opinione, quello che esalta e quello che proprio no, anche in un posto mitizzato come Bali! 🙂

    • ciao Monica, io sono così, dico quello che penso 🙂 e soprattutto scrivo se e quando mi va, non lo faccio per secondi fini se non quello di condividere informazioni… se poi ci sono condivisioni e like tanto meglio, ma di certo non scrivo pensando a quanto “impatto” potrà avere un pezzo. Grazie!!

  3. Letto al volo! Ottima analisi, che condivido per molti aspetti. Vorrei lasciare solo un mio minuscolo frammento. Mentre passeggiavo al tramonto, in compagnia di un caro amico balinese, per le strade del suo villaggio, godendo della vista di donne e bambini che facevano il bagno, delle anziane col costume tradizionale a petto scoperto, dei fumi dell’incenso, ho pensato al paradiso. Poi, seduti a guardare la moglie del mio amico, che io ho sempre considerato uomo di grande gentilezza e sensibilità, occuparsi del meraviglioso giardino, il discorso è caduto sulla torre con campana nel centro del villaggio. ..quindi sulle ronde che ogni notte venivano fatte per prevenire i furti e infine, purtroppo. ..sulla fine riservata ai ladri (“tutti giavanesi”) colti sul fatto….con estrema dolcezza il mio caro amico raccontò che venivano uccisi sul posto con quel che si trovava: pietre, bastoni, pugnali, benzina….davanti al mio sguardo impietrito mi ha bisbigliato, come a giustificare tanta violenza, che i ladri erano molto forti a causa della “magia nera”. Con questo cosa voglio dire? Forse che Bali è, come molti paesi lontani e che amo, un luogo pieno di sfaccettature paradisiache e infernali, come un bellissimo fiore carnivoro.

    • amo Bali, mi dispiace parlarne male, ma purtroppo sta peggiorando, un altro fenomeno di cui non ho raccontato è l’aumento esponenziale della microcriminalità (fino a pochissimi anni fa praticamente inesistente)… i furti in casa e gli scippi sul motorino stanno diventando sempre più frequenti

      • Sarebbe un discorso lungo e non voglio fare quello che l’occidentale rovina tutto… ma più un posto esotico diventa popolare con expats..e più si portano dietro i problemi della società occidentale. Cambia tutto a una maniera impressionante da un anno all’altro.

        Io a Bali ci sono stato 10 anni fa, ed è vero che era agosto, ma avevo già trovato il traffico pesante. In questi anni ho sentito che è sempre peggio, a livelli appunto da raccordo anulare..purtroppo succede così in tutte le città del sud est asiatico

  4. Io vivo in Indonesia, Jakarta, e aspetto con ardore il giorno del mio viaggio a Bali ! Non vedo l ora di vedere anche con i miei occhi tutto ciò che descrivete 🙂

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